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E’ vero che i denti del giudizio posso spostare gli altri denti e peggiorare e causare o peggiorare un affollamento dei denti anteriori?

E’ ormai accertato che eventuali recidive dopo terapia ortodontica avvengonoanche in paziente su cui i denti del giudizio sono stati estratti parecchi anni prima; i denti del giudizio possono solo in alcuni casi e con alcune inclinazioni causare problemi ai denti adiacenti e non hanno correlazioni in termini di “spinta” con i denti posizionati anteriormente.
Come linee guida generali se i 4 denti sono in arcata e presentato una buona occlusione epossono essere raggiunti bene nelle procedure di igiene orale non vanno estrattie sono da considerarsi denti utili come gli altri;
in casi in cui sono inclusi o parzialemte erotti si consiglia sempre l’estrazione ( ma non per prevenire spostamenti ortodontici)

Sono indispensabili le contenzioni?

Dopo qualsiasi trattamento ortodontico ( sia in età pediatrica che in soggetti adulti) i denti tendono sempre a tornare verso la situazione precedente in maniera più o meno accentuata, per cui è sempre consigliato di far seguire alla terapia un adeguato mantenimento. Si consiglia nell’arcata inferiore un piccolo mantenitore fisso ( invisibile anteriormente ) che si chiama splint mentre nell’arcata superiore un mantenitore rimovibile notturno che dopo un pò di tempo viene fatto gradatamente sospendere al paziente, una volta accertata la stabilità del risultato nelle visite periodiche di mantenimento.

Ci sono collegamenti tra malocclusioni e postura?

Si , quando i denti non combaciano correttamente vanno in sofferenza i muscoli masticatori e soprattutto l articolazione temporo mandibolare.
il paziente può accusare dolori o rumori o scatti all’articolazione durante apertura e chiusura, masticazione, o sbadigli.
questi problemi tramite le catene muscolari posteriori si ripercuotono su muscoli collo e schiena con compensi posturali che alla lunga causano squilibri a tutta la colonna

Quanto dura in media un trattamento ortodontico?

In un paziente in crescita un trattamento dura in media un anno circa ma visto il continuo sviluppo di tali pazienti puo essere necessario alternare nel tempo periodi di trattamento e attesa per guidare e correggere la crescita .
nel paziente adulto in base al tipo di malocclusione una durata normale va dai 12 ai 24 mesi

Quale è l’età ideale per iniziare un trattamento ortodontico?

L’Associazione Americana di Ortodonzia , massima autorità mondiale in ambito ortodontico, raccomanda di sottoporre i bambini di 5 anni alla prima visita odontoiatrica presso un dentista spacialista in ortodonzia e pedodonzia
purtroppo in Italia i pediatri ancora non sono sensibilizzati sull’argomento per cui di solito fanno ritardare questo momento a fasi più avanzate della permuta dei denti.
Molte malocclusioni invece ( soprattutto le terze classi con avanzamento mandibolare serio) richiedono un trattamento molto precoce per poter modificare la crescita facciale quando ancora molte suture non sono chiuse.

Quali sono i pazienti candidati all’ortodonzia?

Potenzialmente tutti dato che ormai a differenza di 20/ 30 anni fa i pazienti adulti in terapia ortodontica sono circa il 30 % del totale non esistono controindicazioni assolute allo spostamento dei denti in relazione all’avanzare dell’età
l’ortodonzia può anzi permettere la realizzazione di piani terapeutici complessi protesici e implantari in pazienti adulti che hanno subito  spostamento dei denti in seguito alla perdita di altri.

Ho un dente nero da qualche anno ma il mio dentista mi dice che non c’è niente da fare. Vorrei risolvere questo problema che mi impedisce di sorridere serenamente

Carissima , il problema è molto diffuso, ma alcontrario di quanto pensano in molto, può essere risolto .di solito una discromia (alterazione del colore) specifica di
un singolo dente è determinata dalla necrosi del tessuto pulpare (che comprende un nerso e due vasi sanguigni) o se il dente è stato già devitalizzato dalla presenza di materiale biologico o residui di cemento utilizzato per l’otturazione canalare.

La necrosi del tessuto pulpare determina una precipitazione del ferro contenuto nell’emoglobina, componente del sangue contenuto del dente. Da questo deriva il colore bruno mattone.
Nel primo caso già la terapia canalare porterebbe  ad uno sbiancamento della corona del dente eliminando i derivati della polpa, se non dovesse bastare si potrebbe procedere allo sbiancamento interno
Nel secondo caso si dovrebbe effettuare un ritrattamento canalare per eliminare i pigmenti responsabili della discromia e procedere allo sbiancamento
In entrambi i casi se non  si dovesse raggiungere il risultato desiderato si potrebbe ricoprire la corona del dente con una faccetta in ceramica che in ogni caso va fatta solo dopo aver raggiunto il grado massimo di bianco raggiungibile con le tecniche descritte.

Quali sono i tempi ed i costi dell’implantologia?

Mi trovo nella spiacevole situazione di avere pochi denti in bocca e di non voler accettare una protesi mobile. Questa, infatti, mi mette a disagio sia nel sorridere che nel parlare e mangiare e questo problema mi ha portato a resistere il più possibile nella mia situazione, ma ora non ce la faccio più. Vorrei conoscere da lei i tempi e i costi dell’implantologia per farmi un’idea di quello che mi aspetta. Vorrei capire, inoltre, quali sono le fasi operative con i relativi costi.

Il suo caso è emblematico della situazione clinica di molti individui e mi permette di spiegare molte cose. Molto spesso le persone sono spaventate dal percorso terapeutico che dovrebbero fare per sostituire i denti persi con degli impianti. In realtà, una buona pianificazione operativa può consentire di evitare molti dei disagi che una volta caratterizzavano l’implantologia. La prima fase, importantissima, prevede un iter diagnostico accurato che fa luce in maniera completa sui limiti anatomici individuali in modo da progettare la protesi finale non in maniera astratta, ma in maniera personalizzata.
Questa fase diagnostica consiste in una visita alla poltrona, di solito determinata da problemi di piorrea, in una raccolta di dati radiografici e nella presa di impronte delle arcate dentarie. L’esame radiografico d’elezione è il cosidetto “Dentascan” che rappresenta una scansione tridimensionale dell’osso della zona che deve accogliere l’impianto o di tutta l’arcata dentaria se gli impianti da inserire sono in zone diverse.
Questo esame radiografico fornisce così tante informazioni che risulta per me indispensabile se si vuole praticare una chirurgia “sicura” che metta cioè il paziente al riparo da possibili lesioni a carico di strutture nobili del cavo orale. Questa prima fase ha un costo relativamente limitato visto che molti studi radiologici oggi eseguono Dentascan a prezzi concorrenziali.
Si passa quindi alla realizzazione del protocollo operativo che prevede l’inserimento degli impianti necessari.
Un Implantologo esperto e con le idee chiare a questo punto andrà a collocare gli impianti al posto dei denti persi per piorrea in una posizione utile alla protesi finale, facendosi guidare da una elaborazione di laboratorio in cui i denti sono di nuovo presenti e da una mascherina chirurgica costruita in base a questa elaborazione. I costi di questa fase ovviamente variano a seconda del numero di impianti da inserire e dal tipo di protesi finale che si intende realizzare. La parte protesica, atto finale della riabilitazione implanto-protesica, avviene dopo un periodo di attesa variabile e ha dei costi simili a quelli della protesi su denti naturali.